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Il territorio del comune di Prato presenta tracce
della presenza dell'uomo fin dal Paleolitico. I recenti
scavi in località Gonfienti hanno confermato
la sua importanza nel periodo etrusco. Scavando sono
state riportate alla luce una strada larga almeno
dieci metri, segno che vi passavano carri per il trasporto
delle merci e perfino fusi. Oggetti che testimoniano
come Prato, anche nel periodo etrusco, fosse un importante
centro tessile. Durante il I secolo a.C., in epoca
romana, l'intera zona è colonizzata e in parte
bonificata. Dopo l'occupazione longobarda, riprende
l'organizzazione ecclesiastica. In questo periodo
nasce un aggregato in quella che è l'attuale
piazza del Duomo, centro di produzione e luogo di
mercato, dotato di un castello. Nelle vicinanze della
corte e abitazione di Ildebrando degli Alberti, nel
1027, su un piccolo rilievo non molto distante, sorge
il castello di Pratum. I due nuclei si fondono e nella
metà dell'XI secolo formano il "castrum
Prati". Nel 1107, dopo un lungo assedio, Matilde
di Canossa al comando delle truppe di Firenze, Pistoia
e Lucca, sconfigge gli Alberti. Da qui il declino
di questa potente famiglia e l'arrivo a Prato dell'autonomia
comunale. In questo periodo la città assiste
ad un notevole sviluppo demografico, mercantile e
produttivo. Nel 1239 circa, Prato viene scelta come
sede del vicario dell'Imperatore Federico II e vede
la costruzione dell'attuale Castello (da qui il nome
"Castello dell'Imperatore"). Nel 1313, la
città passa sotto la protezione e la signoria
del Re di Napoli Roberto d'Angiò. Nel 1351,
Giovanna d'Angiò cede i diritti su Prato ai
fiorentini, i quali assumono direttamente il governo
della città. Tra il Trecento e il Quattrocento,
la città vive un periodo statico dal punto
di vista economic, quanto vitale sotto il profilo
culturale e artistico molto fertile, arricchendosi
di numerose e preziose testimonianze rinascimentali.
Nel 1494, la Repubblica Fiorentina caccia i Medici
(Piero, il Cardinale Giovanni e Giuliano de' Medici).
Meno di venti anni dopo, però, gli spagnoli,
al comando del viceré di Napoli Ramon de Cardona
e accompagnati dal cardinale Giovanni de' Medici,
penetrano in Toscana dal Mugello e per dare una dimostrazione
di forza ai fiorentini, deviano verso Prato, assediano
la città, e, nel 29 agosto del 1512, la conquistano.
Di fronte a questo luttuoso evento i fiorentini si
vedono costretti a patteggiare la resa e il ritorno
dei Medici al potere. Per molto tempo Prato risente
del Sacco. Nel corso del XVI secolo, con lo stabilizzarsi
del potere mediceo e la creazione del Granducato di
Toscana, Prato vede un crescente controllo del potere
centrale, che nel 1653 la porta ad ottenere il titolo
di Città e Diocesi.Tra fine del XVII secolo
e l'inizio del XVIII secolo la creazione di importanti
istituzioni quali il Seminario Vescovile, la Biblioteca
Roncioniana e il Collegio Cicognini, contribuiscono
alla formazione del clero, del ceto dirigente e della
borghesia cittadina. Nel 1737 il Granducato passa
dai Medici ai Lorena .Inizia a svilupparsi l'industria
laniera, andando ad affiancarsi alla produzione agricola
ancora molto presente e ad una attività artigiana
già abbastanza sviluppata e diversificata.
Nel 1820 Giovan Battista Mazzoni impianta la prima
officina per la costruzione di macchinari tessili,
ispirandosi a dai modelli da lui studiati in Francia.
La "scuola di carità" e l'Orfanotrofio
tecnologico fondato da Gaetano Magnolfi iniziano a
formare operai e tecnici tessili, e, nel 1886, viene
fondata la scuola di tintoria e tessitura, in seguito
dedicata a Tullio Buzzi. Nel 1830 la borghesia cittadina
inaugura un proprio teatro, l'attuale Teatro Metastasio.Nel
1848 viene inaugurata la "strada ferrata Maria
Antonia" per il tratto Firenze-Prato.A seguito
dell'annessione al Regno d'Italia, si assiste ad un
rapido sviluppo industriale, con produzione di tessuti
a buon mercato, di lana rigenerata. Prato intanto
continua a crescere. Nel 1901 il comune supera i 51.000
abitanti. Nel 1945 raggiunge i 75.000 abitanti. Durante
il periodo fascista Prato vide notevoli trasformazioni:
la realizzazione dell'Ippodromo e dello Stadio, la
nuova stazione sulla Direttissima Bologna-Firenze
(1934), l'autostrada Firenze- Mare (1932). Durante
la Seconda Guerra Mondiale, a seguito dei bombardamenti
del 1944, Prato subisce gravi distruzioni. La ricostruzione
comunque avviene in tempi veramente rapidi, grazie
soprattutto alla ripresa dell'industria tessile. Questo
fenomeno comporta una forte immigrazione: gli abitanti
del Comune passano da 77.500 nel 1951 a 107.000 nel
1960 e 142.000 nel 1970. Oggi, con i suoi 170.000
abitanti circa, Prato è divenuta la terza città
dell'Italia centrale (dopo Roma e Firenze).
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