personaggi Lazzi pratesi | Il vernacolo secondo Roberto Baldi

Servito nel coscio Era uno dei modi tradizionali per indicare il massimo riguardo verso una persona. In periodi di «mucca pazza» servire nel coscio potrebbe significare anche un affronto. Siamo tutti mucca-dipendenti. I macellai in particolare sono in ambasce. Un pretendente è andato a chiedere in sposa ieri la figlia di uno di loro: «Vorrei la mano di sua figlia» gli ha detto. «Con l'osso o senza?», gli ha chiesto lui, tremebondo.
Ci hanno preso per Baine Come dire: ci hanno preso per il Sussi o ci hanno preso di scartina. Insomma: ci hanno fatto contare poco. E' accaduto alla nostra Prato da quel dì. Ancora trovi qualcuno di fuorivia che ci crede cittaducoli di serie B, senza arte ne parte. L'Unione Industriale ha finalmente avvertito la necessità di un «marchio di fabbrica» che ci caratterizzasse per quello che siamo, consultando Toscani, quello che ha rifatto il look alla Benetton. Costerà molto, ci dicono. Finora i «Toscani» si fumavano noi; ora ci «fumano» loro. Ma quando il gioco vale la candela... .
Il paese in doe ferrano i paperi Si dice qualche volta di Prato, dove gli aspetti di uno sviluppo rigoglioso della neonata provincia si mescolano a manchevolezze antiche quali la mancanza di locali di ritrovo nel dopocena; la scarsa valorizzazione di piazze potenzialmente bellissime come quella Mercatale e delle Carceri; la decadenza dell'ex bar Bacchino; il vuoto di Palazzo Pretorio ecc. Ma più propriamente il detto resta riferito ai cugini pistoiesi, che piangono di fronte alle bistecche per...intenerirle. Domenica scorsa in piazza del Comune in occasione della grigliata, ci fossero stati i pistoiesi si sarebbe formato un lago.
Amore e sbrendoli per noi sospiri e ciondoli E' passato anche S. Valentino, patrono degli innamorati, che per noi oltre gli «anta» dalla carne flaccida (sbrendoli e ciondoli) è soltanto patrono dei cioccolatini. L'amore, quello di cui si diceva a Prato «amore e tosse 'un si posson nascondere», è un po' tramontato, almeno come fuoco ardente e l'amore - come diceva giustamente Massimo Ceccherini nel film // ciclone - «è come la luna: se non cresce cala». Fuoco e fiamme per vent'anni e cenere per tutti gli altri.
Il peggio va strozzato con le budella del meglio E' l'invocazione di certi razzisti che non soffrono l'immigrazione di nessun colore: cinesi, albanesi e sbianco meridionali. Marcelle Miracco, consigliere comunale diesse, s'è giustamente inalberato in questi giorni a difesa della gente del Sud. Qualcuno l'ha ritenuto eccessivo, considerando il meridionale ormai integrato a tutti gli effetti. Niente vero, purtroppo: ci sono ancora assurde sacche di resistenza. Dicono che qualche pratese ancor oggi si corichi recitando la rituale preghiera: «O Gesù dagli occhi buoni/ fai morir tutti i terroni». Se Iddio l'ascoltasse, rimarremmo la metà in Prato. E non si starebbe certo meglio. Nessuno.
Icché ci va ci vole Come dire: non badiamo a spese. E' il motto di certi imprenditori pratesi, che hanno l'abilità di spendere al momento giusto per ottenere ricavi succulenti. L'imprenditoria di questi anni, oltretutto, visto che lo straccio si era... inumidito e non tira va più, ha saputo diversificarsi in ambiti nuovi. Oggi ha il rappresentante più autorevole in Riccardo Fusi, che sta costruendo in ogni angolo d'Italia. «Datemi una gru e vi solleverò il mondo», è il motto di Fusi, novello Archimede, ambasciatore di Prato nel mondo. Attraverso il mattone.


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