personaggi La città | personaggi | Armando Spadini, pittore

Nel 1983 si tenne a Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, una grande mostra antologica del pittore Armando Spadini per ricordarne il centenario della nascita. Questa mostra, come ricordò opportunatamente Fortunato Bellonzi, rese giustizia ad un protagonista dell’arte nostra tra il 1915 e il 1924, l’anno in cui si rivelò, quasi alla vigilia della morte, con la personale nella XIV Biennale di Venezia dove espose cinquanta dipinti. Spadini era nato a Firenze nel 1883; la madre era di Poggio a Caiano. Avendo iniziato come uno degli ultimi “macchiaioli” toscani, Spadini rappresenta il più delicato punto di contatto con l’impressionismo francese, nell’accogliere con originalità la grande lezione di Renoir. All’Accademia di Belle Arti, dove si iscrive alla prima classe di pittura lo stesso anno di Ardengo Soffici, Giovanni Costetti e Oscar Ghiglia, conosce Giovanni Fattori. Nel 1910 vinse un pensionato a Roma e da allora cominciò la sua tipica pittura di studi all’aria aperta, nella fervida atmosfera di Villa Borghese, dalla quale traeva spunto anche per i suoi quadri di maggior impegno, dove il soggetto comune aveva talvolta un titolo leggermente ironico come nel “Mosè salvato dalle acque”. Ebbe inizio allora un periodo fervido di opere, raramente esposte, mentre il pittore viveva in una difficile situazione economica. La sua prima personale fu quella alla Casina Valadier di Roma e l’ultima, lui vivente, ebbe luogo alla Biennale del 1924. Fu aiutato da alcuni collezionisti, tra cui l’avvocato Emanuele Fiano di Roma. L’iter di Spadini si svolse rapido e deciso. Considerandosi, nonostante il suo tirocinio a una scuola professionale un vero e proprio allievo di Fattori che insegnava all’Accademia, l’artista non dimenticò l’impressione icastica, il segno forte e conclusivo del suo maestro ideale. Da Fattori imparò a guardarsi dalla retorica liberty e pseudomichelangiolesca, anche quando da giovane fu chiamato da De Carolis, che insegnava decorazione a Firenze, poiché lo aiutasse nei lavori di decorazione a Bologna.La morte precoce raggiunse l’artista prima di una vera affermazione; la sua importanza nell’arte italiana fu compresa soltanto più tardi, quando il successo della Biennale del 1924 gettò una luce più chiara su un’opera che da allora crebbe di continuo, imitata e studiata, comunque feconda di provvide influenze per il suo amore alla vita, per la sua splendida pienezza. Adolfo Venturi nella sua monografia del 1927 così si espresse: “Dire di Armando Spadini, della sua arte che è un canto alla grazia infantile, alla intimità familiare, alla luce e al colore, a tutto ciò che parla al nostro cuore e ride ai nostri occhi, è compito grato, riposo dell’anima”. Morì a Roma nel 1925. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Poggio a Caiano. Ed è proprio questo Comune, così caro a Spadini, che ha voluto ricordarlo nel 1995, a settant’anni dalla sua scomparsa, con una bella mostra retrospettiva allestita nella splendida Villa Medicea del Sangallo.


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