personaggi La città | personaggi | Ermolao Rubieri, letterato e patriota

Ermolao Rubieri , letterato e patriota, nacque a Prato il 21 febbraio 1818. La famiglia di origine francese, Rouviere di Saint Remy in Provenza, era venuta in Italia agli inizi del Settecento ad esercitare la mercatura. In una nota autobiografica Rubieri ricorda le virtù dei suoi genitori. Del padre Giovanni così scrive “Vivo d’ingegno e di cuore amò soprattutto la scienza e la patria e ad a onore di questa italianizzò il suo nome. Dedicossi alla medicina e divenne eccellente fino ad essere annoverato tra i sommi medici toscani dell’età sua... Era medico condotto a S. Gemignano quando nel 1799 fattosi caldo propugnatore delle idee democratiche fu sottoposto a processo politico. "Infatti in quella cittadina toscana il 20 aprile 1799 fu innalzato l’albero della libertà ed il Dott. Giovanni Rubieri fu incaricato di parlare alla popolazione ed al banchetto. Più tardi a Prato postosi in lotta col partito clericale subì una breve prigionia. La madre Assunta Bresci era figlia di facoltosi cittadini pratesi . Ermolao rimase orfano in tenera età ed i tutori a sei anni compiuti lo misero come convittore al Collegio Cicognini, già considerato a quei tempi fra i primi istituti educativi d’Italia.
A dodici anni fu mandato al Collegio di Lucca dove rimase fino al 1836, quando fece ritorno in Prato nella casa paterna in via S. Trinita, completando la sua istruzione come autodidatta. Nel 1838 cominciò ad occuparsi di poesia scrivendo un poema epico ispirato alle gesta di Napoleone dal titolo”Il Predestinato” che poi distrusse. Nel 1840, dopo aver letto il dramma di Corneille, compose la tragedia de Il Cid. Nel 1842, dopo un periodo di vita elegante e spensierata, dedicò maggior tempo agli studi storici, terminando il dramma Torquato Tasso. Questi due lavori furono pubblicati nel 1844. Nel 1843 scrisse la Bianca Cappello e la Eleonora di Toledo, rimaste inedite per ostacoli mossi dalla censura.Due anni dopo (1845) mise mano ad un altro dramma, il Francesco Valori, pubblicato nel 1848 da Le Monnier. In quegli anni la rivoluzione italiana entra in una nuova fase. Escono, a poca distanza l’uno dall’altro, il Primato del Gioberti, le Speranze d’Italia del Balbo, Gli ultimi casi di Romagna del D’Azeglio ed altri scritti temuti dai governi dei vari stati italiani perchè tendevano a mettere fine alle sommosse locali ed a chiamare tutta l’Italia alla riscossa.
Il Rubieri ancor giovane non poteva prender parte attiva alla vita pubblica, ma sentiva spirare intorno a sè l’aria dei nuovi tempi ed era ansioso di partecipare alla lotta politica. Per questo si schierò risolutamente tra coloro i quali non avendo fiducia nel papato e nei principi asserviti all’ Austria, proclamavano la necessità di costituire l’Italia unita. Nel 1847 soggiorna a Roma, poi si trasferisce a Palermo dove ritrova l’antico compagno di collegio Giuseppe De Spucches, Principe di Galata. Visita poi gli Abruzzi, le Marche e le Romagne, non esclusa la Repubblica di S. Marino. Nel 1849 pubblica Alessandro III. Fra le sue opere più importanti si segnalano Nuovi saggi drammatici (1856) ed una narrazione storica in due volumi, Francesco I Sforza (1879). Partecipò ai moti del Risorgimento con l’azione e con gli scritti. Fu volontario nelle campagne del 1848 e 1849, si occupò di amministrazioni locali, ebbe parte nella cacciata del granduca Leopoldo II nel 1859. L’opera sua per la liberazione della Toscana è assai ben delineata in questo programma politico da lui indirizzato agli elettori pratesi nel 1860: “Non ancora un anno è decorso miei concittadini! dacchè il più esosodè Governi pesava sulla Toscana; quello di un principe straniero di nome, di sangue, d’interessi, di sentimenti, e, per di più, vassallo di straniero signore.
Ma bastò che il popolo si mostrasse, e neppur con la sua forza, ma con la sola presenza, perchè colui che la mattina si era alzato principe assoluto, andasse a coricarsi la sera esule, profugo, detronizzato; solenne esempio, che dimostra quanto sia fragile ogni potere che non abbia per fondamento l’affetto e la fiducia dei popoli! Io non fui estraneo a quel fatto. Un partito esisteva intento a salvare la dinastia lorenese, inducendola a concessioni spontanee. Io lo combattei a tutta posa: ma vi fu un momento in cui esso parve aver vinto. Il Lorenese aveva già ceduto alle esortazioni dei cortigiani ed alle rimostranze dei capi delle milizie; ma cedere non avrebbe potuto con proprio decoro alla legge imposta dal popolo. Questa era l'ultima tavola del naufragio e io l'afferrai. In nome del popolo io dettai le condizioni e le porsi a chi tra popolo e principe si facea mediatore. Gli effetti risposero alle intenzioni. Il Lorenese ricusò, e la Toscana restò libera a sè stessa e all’Italia”. Rubieri fu deputato al parlamento italiano, ritirandosi dalla vita politica nel 1876. D’idee liberali, fautore dell’unità italiana “sulle rovine del papato”, fu scrittore militante particolarmente attivo nel decennio 1849/1859, ma continuò anche dopad occuparsi di questioni politiche, economiche e legislative. Le sue idee politiche furono esposte con vigore polemico soprattutto nella Storia intima della Toscana dal 1° gennaio 1859 al 30 aprile 1860 (Prato ,1861).
La sua ampia Storia della poesia popolare italiana (1877), preparata con molta diligenza, considera la poesia popolare italiana nei suoi caratteri psicologici e morali; e per questo riguardo, come per le acute considerazioni sociali ed estetiche, essa è tuttora opera assai pregevole. Benedetto Croce nella sua “Poesia popolare e poesia d’arte” (Bari, Laterza, 1933) così ne parla":... l’autore ( il Rubieri) non era un mero filologo, ma uno degli uomini del Risorgimento, al quale aveva partecipato con l’opera e col pensiero, e concepiva la storia in modo più profondo che non si usò poi, e a quella della poesia popolare aveva preso a lavorare nel 1857". Morì a Firenze il 23 ottobre 1879.


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