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La figura di Federigo Melis è strettamente legata all’Istituto Internazionale di Storia Economica “Francesco Datini”, nel quale era stato Vice-Presidente del Comitato Scientifico fino alla sua scomparsa, avvenuta tra il generale rimpianto il 26 dicembre 1973. A Melis si doveva in gran parte il sorgere di questa istituzione culturale pratese, che fin dal 1968 si era affermata in campo internazionale per la prestigiosa attività svolta nel settore della storia economica. Appena cinquantanovenne - era nato a Firenze il 31 agosto 1914 da famiglia romana di origine sarda - Federigo Melis era ormai considerato uno dei maggiori storici dell’economia, soprattutto di quella medievale; le lauree “honoris causa” conferitegli dalle Università di Lovanio, Valladolid, Bilbao, Reims, Rennes, Lione, Varsavia, e per ultima dalla Sorbona di Parigi, possono dare la misura della stima che lo circondava nel mondo degli studi. Si era laureato a Roma col massimo dei voti ed aveva subito intrapreso la carriera universitaria, dedicandosi in particolare alla ricerca storica. Nel 1949 era stato nominato professore incaricato di Storia economica nell’Università di Pisa, passando in seguito ad altre cattedre nello stesso ateneo ed in quello fiorentino. Sempre nel 1949 era venuto a Prato per riordinare e studiare con nuovi metodi il grande archivio di uno dei più rappresentativi operatori economici del Trecento, il celebre mercante e banchiere pratese Francesco di Marco Datini; un archivio che con le sue 153.000 lettere ed i 600 registri contabili (solo per accennarne una parte) è giustamente ritenuto la maggior fonte per lo studio dell’economia europea e mediterranea del tardo medioevo. Negli anni in cui lo studioso si trattenne in città, trovò anche l’aiuto necessario per portare avanti il suo immenso lavoro di sistemazione del fondo archivistico datiniano che rese possibile la realizzazione nel 1955 della mostra di Palazzo Pretorio, inaugurata dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e dal Presidente neo-eletto Giovanni Gronchi, una mostra che seppe rendere visivamente l’importanza dei documenti datiniani, di quanto rivelavano circa l’evolversi dei traffici internazionali, delle tecniche commerciali e bancarie e dei rapporti fra popoli e civiltàdiverse, argomenti tutti che Melis andava poi approfondendo con una serie di pubblicazioni che rimarranno fondamentali. Mentre entrava a far parte dell’assemblea del Comitato Internazionale di Scienze Storiche e della Commissione internazionale di storia marittima, divenendo anche Presidente del comitato di scienze economiche del Consiglio nazionale delle Ricerche, contribuiva in maniera determinante al nascere dell’Istituto internazionale di storia economica “Francesco Datini”. A questa istituzione, che raggiunse subito ampia notorietà per l’alto livello scientifico delle sue “settimane di studio” e dei corsi di specializzazione che vedevano la partecipazione di studiosi di ogni continente, Melis dette tutta la sua competenza e capacità organizzativa. A testimonianza dell’attività scientifica svolta da Melis, restano innumerevoli pubblicazioni di grande rilevanza a cominciare dalla "Storia della ragioneria" del 1950 fino a "Origine e sviluppo delle assicurazioni in Italia", pubblicato postumo nel 1975. L’illustre storico francese Fernand Braudel definì Melis come “uno degli uomini che maggiormente onorano la cultura del mondo”.


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