La città | personaggi
| Filippino Lippi, pittore
(1457-1504) |
Filippino
Lippi nacque a Prato nel 1457 ed era figlio del pittore
Fra' Filippo e di suor Lucrezia Buti. Giovanissimo seguì
il padre a Spoleto per aiutarlo negli affreschi del
Duomo di quella città, traendo da questa collaborazione
la sua prima educazione figurativa. Si sa dai documenti
che andò poi a lavorare nella bottega del Botticelli,
il quale fu certo l’artista che influì maggiormente
nella sua formazione stilistica come dimostrano alcune
sue opere giovanili quali le Madonne di Berlino, Londra
e Washington, il Tobia e i tre arcangeli di Torino oppure
i cassoni con le Storie di Ester. Al periodo giovanile
appartiene anche la bella tavola con S.Lucia, dall’espressione
dolce e malinconica, oggi conservata nel Museo dell’Opera
del Duomo di Prato. Dopo il 1481 ovvero dopo la partenza
del Botticelli per Roma, Filippino ebbe l’importante
incarico di terminare gli affreschi di Masaccio nella
Cappella Brancacci al Carmine di Firenze. Completò
l’affresco di S.Pietro che risana il fanciullo ed eseguì
l’Imprigionamento, la Liberazione e la Morte del santo.
Qui si vede come Filippino trasse da Masaccio ispirazioni
più nuove e profonde: egli dette alle sue figure
ampiezza strutturale e solidità plastica, una
calma più solenne ai loro atteggiamenti e s’impegnò
in una ricerca di costruzione volumetrica, allontanandosi
così dalla stilizzazione puramente botticelliana.
Seguono fra il 1485 e il 1489, opere di grande valore:
si possono ricordare fra le più famose e significative,
la Madonna in trono con quattro Santi, eseguita per
la Signoria di Firenze, ora conservata agli Uffizi e
l’Apparizione della Vergine a San Bernardo nella Badia
Fiorentina.
In queste e in altre opere coeve Filippino ha ormai
raggiunto una sua espressione formale nella quale tutte
le esperienze precedenti sono rivissute e superate in
una visione sua propria. Vanno infatti notate, oltre
alle ispirazioni lippesche e botticelliane, anche quelle
prese dal Verrocchio, soprattutto evidenti in certe
tipologie di Madonne o del Bambino, nei paesaggi rocciosi
che fanno da sfondo a vari dipinti e nel modo di trattare
i panneggi. Quelle pieghe accentuate e rigonfie, a forte
effetto decorativo, Filippino le studiò molto
anche in vari disegni di questi anni. Non mancano poi
nel gusto del paesaggio e in certa ricerca di pezzi
di natura morta, le influenze di pitture fiamminghe,
che in questi anni circolavano per Firenze. Ricco di
questo complesso patrimonio culturale, Filippino partì
per Roma dove si trattenne per quattro anni, che furono
per lui densi di nuove esperienze e molto importanti
per la sua evoluzione stilistica. Negli affreschi della
Cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva, con le
Storie della Vergine e di San Tommaso, si vede infatti
come Filippino subisse una violenta crisi formale a
contatto con l’ambiente figurativo romano della fine
del Quattrocento e soprattutto per la scoperta dell’arte
classica. Un respiro più ampio domina queste
sue composizioni, che tendono ad effetti più
grandiosi e monumentali. Il movimento delle figure si
fa più accentuato, e le loro pose sono variatissime,
con intenti drammatici e pietistici.
Anche i panneggi, sempre più gonfi e irreali,
indicano come adesso il nostro pittore tenda a nuove
soluzioni stilistiche, libere da certe norme tradizionali
del Quattrocento fiorentino e più adatte ad esprimere
il suo gusto decorativo estroso e bizzarro. In questo
senso decorativo furono di grande importanza per Filippino
gli ornamenti “a grottesca” scoperti sulle rovine romane
che egli copiò in numerosi disegni, facendone
poi largo uso nei suoi dipinti . Tornato a Firenze nel
1493, gli furono commissionate varie opere importanti,
che testimoniano il suo stile maturo. Ricordiamo le
principali, fra le quali l’ Adorazione dei Magi ora
agli Uffizi.Qui Filippino si dimostra ricco, oltre che
dell’esperienza romana, anche della conoscenza di Leonardo
e del Signorelli, che in quegli anni dominava l’ambiente
fiorentino. Ma molti elementi formali indicano un superamento
della forma quattrocentesca con effetti anticipatori
del manierismo cinquecentesco . Altra testimonianza
di questo periodo tardo è l’ Incontro di Giovacchino
ed Anna del Museo di Copenaghen, mentre lo stupendo
Tabernacolo del Canto al Mercatale a Prato (1498) denota
un ritorno a stilizzazioni botticelliane nelle pacate
figure allungate, coperte di panneggi cadenzati, e nella
semplicità arcaica della composizione . Nel 1502
gli Otto ed il Gonfaloniere del Comune di Prato gli
affidano l’incarico di eseguire una tavola (oggi conservata
nella Galleria Comunale della città) con l’immagine
della Madonna con i Santi Stefano e Giovanni. Il contratto
stipulato dice tra l’altro: “... che detto Filippino
sia tenuto e debba ornare detta tavola da ogni parte,
sia la base che i lati e la cornice, con oro fino e
buono a spesa buona di detto Filippino ad opera finita
...”. |
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