personaggi La città | personaggi | Emilia Goggi Marcovaldi, cantante lirica

Emilia Goggi Marcovaldi era nata a Prato il 10 ottobre 1817. Discendeva da una antica famiglia pratese, originaria del borgo Santa Lucia, di cui si ha notizia fino dal Duecento. I Marcovaldi furono ammessi alla nobiltà di Prato nel 1750 e verso la fine del secolo si fusero con un’altra famiglia nobiliare, i Goggi, assumendo quindi il doppio cognome Goggi Marcovaldi. All’età di sei anni, Emilia fu mandata al Conservatorio di Santa Caterina. Per il suo innato istinto musicale e per la quantità e la bellezza della sua voce, assieme alle discipline umanistiche, studiò anche musica e canto con Giuseppe Orlandi. Debuttò in pubblico diciottenne, nel corso di un’accademia svolta nello stesso Conservatorio di Santa Caterina e cantò la famosa “Casta Diva”, dalla “Norma” di Bellini. Giuseppe Arcangeli, cultore di memorie patrie, annotò nel suo diario : “La distinta, nobile signorina Emilia Goggi Marcovaldi cantò con tanta ricchezza di modulazioni che commosse e meravigliò grandemente anche i medesimi professori dell’arte che l’ascoltarono, tra i quali c’era Teodulo Mabellini “. Poichè la sua voce era d’una tale levatura da incoraggiare una carriera artistica, si dedicò sempre più all’arte del canto e studiò a Firenze col maestro Antonio Giuliani. Incominciò a calcare le scene in parti di secondo piano, poi il registro della sua voce brunita fu decisamente orientato sul “mezzosoprano” e nel 1841 debuttò a Venezia cantando la parte di Adalgisa nella “Norma”. Ottenne un’affermazione considerevole e da Venezia incominciò la sua carriera artistica. Passò, di successo in successo, da Venezia a Verona, da Padova a Roma, a Firenze, Livorno, Torino, Pisa e, Milano. Il suo repertorio, che andò via via estendendosi, comprese ben ventiquattro opere, fra le quali ricordiamo il “Barbiere di Siviglia,” “L’assedio di Corinto”, “Mosè”, “Guglielmo Tell “, “Lucrezia Borgia”, “La favorita”, “Nabucco”, “Medea”, “Saffo”, “Gemma di Vergy”, “Linda di Chamonix” e il “Trovatore”. Donna bellissima- scrisse di lei Giuseppe Giagnoni- signora nel vero senso della parola, di fervida intelligenza, leale, ferma nell’onestà e nella fede, quando raramente era libera da scritture e si recava in visita a Prato, era fatta segno di deliranti manifestazioni tributate dai pratesi alla donna, all’artista, che suscitava per le sue doti fisiche e per l’amabilità del suo carattere una vera idolatria in uomini di ogni rango sociale. Ma all’amore e alla felicità del matrimonio ella antepose l’arte.
"Ed accanto alla gloria dei palcoscenici- scrisse Ruggero Nuti- e dopo i fragorosi applausi delle platee, la Goggi manifestò in più occasioni il suo cuore caritatevole beneficiando i poveri d’ogni paese, proteggendo e sovvenendo agli artisti cui mancavano i mezzi per proseguire agli studi, largheggiando di soccorsi verso gli istituti di beneficienza, consolando la vereconda sventura che andò a cercare sotto gli umili tetti". Nel pieno della sua maturità artistica, mentre stava preparandosi per una tournèe a Londra, fu colta da un improvviso malore. La scienza degli uomini, l’amorose cure della mamma e del fratello, il trepido affetto di tanti ammiratori a nulla valsero. Morì a Firenze il 29 agosto 1857 e due giorni dopo fu trasportata a Prato per essere sepolta nella tomba di famiglia nel Chiostro di Sant’Agostino. I funerali furono imponenti; tutto il popolo pratese volle dare l’estremo saluto alla sua cantante prediletta, molti colleghi e artisti vennero apposta a Prato, fra questi il tenore Baucardè con la moglie, il noto soprano Augusta Albertini. Durante la messa funebre fu eseguito il “Requiem” del maestro Giuseppe Becherini.


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