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Alessandro Franchi nacque a Prato il 15 marzo 1838
, nel sobborgo di Porta S. Trinita, da Antonio e da
Anna Piccioli. Ebbe fino da piccolo una viva passione
per le arti figurative, tanto da esercitarsi spontaneamente
a riprodurre immagini sacre ed a ritrarre, nei sontuosi
contumi che avevano colpito la sua fantasia infantile,
i cavalieri della processione di Gesù Morto
che ancora si svolgeva a Prato per antica tradizione.
Il piccolo Franchi che contemporaneamente lavorava
come intagliatore presso uno stipettaio, fece notevoli
progressi nella pratica del disegno: ed è conosciuto
l’episodio della pubblica prova di abilità
che il maestro, per convincere alcuni scettici, volle
far dare all’allievo, facendogli copiare il Sant'Antonio
del tabernacolo affrescato nel 1498 da Filippino Lippi
per la sua casa del Canto al Mercatale. Il Ferrarini,
aiutato anche da Cesare Guasti, gli procurò
quindi i mezzi per proseguire gli studi, così
che, grazie ad una borsa del Comune di Prato, il giovane
Alessandro venne inviato nel 1853 all’Accademia senese
di Belle Arti, dove percorse con onore tutte le classi
avendo per maestro il famoso Luigi Mussini. Nel 1864,
l’anno stesso in cui vi si diplomò fu chiamato
ad insegnarvi ; nel 1888 ne divenne direttore. Egli
si stabilì quindi definitivamente a Siena,
da lui considerata come una seconda patria, svolgendovi
anche la maggior parte della sua attività artistica.
Già nel 1857 il Franchi aveva cominciato a
dipingere su commissione: ed è indicativo dei
rapporti da lui pur sempre mantenuti con la città
natale che la prima opera veramente impegnativa gli
venisse ordinata dal can. Enrico Bindi, una delle
più notevoli figure dell’ambiente culturale
pratese del tempo, il letterato e latinista che sarebbe
poi divenuto Vescovo di Prato e quindi Arcivescovo
di Siena. Nel 1864 il pittore, che anni prima aveva
condotto delle tempere nella chiesa pratese di S.
Bartolommeo, affrontò con un dipinto nell’antica
villa Guasti, a Galciana di Prato, la difficile tecnica
dell’affresco, della quale doveva rendersi padrone
come pochi in quell’epoca. I successivi lavori condotti
in celebri edifici monumentali gli assicurarono ampia
risonanaza: numerosissime furono quindi le opere commissionategli
anche dall’estero ed egli vi attese ispirandosi sempre
ad elevati concetti ed a grande perfezione formale.
Tra le opere più significative a olio e a fresco
ricordiamo:a Siena i graffiti con raffigurazioni delle
Virtù e di Storie bibliche sul pavimento del
Duomo ed un mosaico con la Presentazione al tempio
sulla facciata delo stesso edificio ; le decorazioni
nell’oratorio di S. Teresa, quelle della cappella
Raffo nel cimitero di S. Caterina ( Storie della Santa)
nella S. Casa e nel Palazzo Comunale (soffitto della
sala del Risorgimento con l’Italia trionfante e le
provincie del Veneto e della Lombardia); a Prato,
gli affreschi in Duomo nella Cappella Vinaccesi; in
Liguria, le decorazioni nella chiesa del Carmine a
Lavagna, nella cappella del seminario al Chiappeto
e quelle nella cappella di S. Anna in Nostra Signora
del Monte a Genova, che è anche il suo ultimo
lavoro.
Docente per un cinquantennio nell’Accademia senese,
ricoprì anche cariche pubbliche nella città
adottiva; curò esposizioni d’arte e restauri
di antichi monumenti a Siena e a Prato, scrisse su
argomenti artistici per riviste italiane e francesi.
Ancora operoso, Alessandro Franchi moriva il 29 aprile
1914 in Siena, dove nel cimitero che custodiva molte
sue opere, ebbe una sepoltura disegnata da Luisa Mussini,
la figlia del suo antico maestro che dal 1893 gli
era stata consorte e collaboratrice. A pochi giorni
dalla scomparsa del pittore, il Comune di Prato dedicava
alla sua memoria, per iniziativa dell’allora assessore
alle Belle Arti, avvocato Guido Papini, una sala della
pinacoteca di Palazzo Pretorio, dove vennero raccolti
cartoni e disegni che il Franchi aveva donato nel
1911 alla sua città natale.
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