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Paolo Dagomari nacque nel 1288, da una delle più
note ed antiche famiglie pratesi: ghibellini di parte,
i Dagomari furono spesso elevati alle più alte cariche
del comune. Paolo si dedicò ad una vita di studio,
diventando una delle più celebrate figure di uomo
di scienza del '300. E le fonti del tempo, infatti,
non risparmiarono lodi in tal senso, a cominciare
da Giovanni Boccaccio, senza dubbio uno dei "grandi"
della cultura trecentesca. Il Boccaccio, che gli fu
lungamente amico, nel suo "De genealogia deorum" ne
parlò come di un valentissimo aritmetico ed astrologo.
Paolo Dagomari si interessò anche di letteratura,
ma le sue poesie in lingua volgare, alcune conservate
manoscritte in diverse biblioteche, non brillano molto
dal punto di vista artistico-letterario. La sua abilità
nella matematica e nella geometria era invece universalmente
riconosciuta: autore di uno dei più antichi testi
di algebra che mai siano stati scritti in volgare
italiano, le "Regoluzze del Maestro Paolo astrologo",
Paolo Dagomari ha il merito di aver lasciato in "eredità"
quell'accorgimento tecnico dell' apposizione della
virgola ogni tre cifre per consentire una più agevole
lettura dei numeri.
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