personaggi La città | personaggi | Alberto Casella, commediografo

Il 10 settembre 1957, tre mesi dopo la scomparsa di Curzio Malaparte, moriva Castelfusano (Roma) un altro esponente del mondo culturale pratese: Alberto Casella, letterato e commediografo, anch’egli formatosi nelle prestigiose aule del Cicognini. A quel tempo la notizia in città passò quasi sotto silenzio, perdurando ancora l’eco suscitato in tutto il mondo dalla morte del più noto concittadino. Alberto Casella era nato a Prato il 1 novembre 1891. Suo padre, l’avvocato Domenico, era assai noto e stimato in città oltre che per le sue qualità professionali, anche perché aveva una innata passione per il teatro. E' per questo motivo che fu invitato a tenere il discorso ufficiale per la nuova intitolazione del Politeama Novelli di Via Cairoli che prima si chiamava “Eden teatro. Le sue parole, come riferiscono le cronache, furono “calde e ispirate”. Negli anni della sua giovinezza, caratterizzati dal grande successo del teatro benelliano, Alberto Casella è convittore al Cicognini e in questo periodo si segnala, come il padre, per il suo interesse per il teatro. Nel teatro del collegio si vedrà recitare nei drammi di Paolo Ferrari ridotti per soli uomini. Nel 1921 esordisce come autore teatrale con “Vautrin”, a cui segue due anni dopo “Prometeo”: queste opere prime gli danno subito la notorietà e sono giudicate favorevolmente dalla critica. Ma la sua fama si affida soprattutto a “La morte in vacanza”, una favola tragica dal significato drammaticamente satirico: è l’avventura del Dio della morte disceso tra gli uomini e le donne di questa vita terrena.
L’opera, rappresentata per la prima volta a Firenze dalla compagnia Talli, fu poi interpretata con straordinaria maestria da Ruggero Ruggeri e divenne un trionfo prima del teatro e, dieci anni più tardi, anche del cinema: nel 1934 apparve tradotta in un famoso film realizzato a Hollywood e magistralmente interpretato da Frederich March per la regia di M. Leisen, che fu presentato lo stesso anno al Festival Cinematografico di Venezia. Eligio Possenti nella sua “Guida al Teatro” (Milano 1955) ebbe ad affermare che “La morte in vacanza realizza, con ingegnosa e macabra evidenza, il proposito di usare dell’arte scenica non per raffigurare la vita ma per dare ai personaggi il modo di rivelarsi nella loro segreta individualità. La sua cupa e allucinata atmosfera tiene sospeso il fiato degli spettatori”. Oltre che in Italia “La morte in vacanza”, fu rappresentata anche all’estero: Praga, Varsavia, Londra. Negli Stati Uniti ebbe come interprete la diva nascente Katherine Hepburn. Nel 1934 Hollywood dedicò all'opera del commediografo pratese un celebre film "Death Takes a Holiday", attore protagonista Frederich March, regista M. Leisen. A quella di commediografo Casella alterna l’attività di critico drammatico, di regista teatrale e di sceneggiatore cinematografico che nel secondo dopoguerra gli avrebbero dato maggiori soddisfazioni. Le ultime due opere teatrali di Casella “L’imperatrice si diverte” del 1934 e “Anche a Chicago nascono le violette” del 1938, sono scritte in collaborazione con altri autori: Tatiana Pavlova, titolare dell’omonima compagnia teatrale e Mario Buzzichini.
L’ultima commedia, dai toni brillanti e dall’andamento vivace, è rappresentata per la prima volta a Milano dalla compagnia teatrale Tofano-Maltagliati e tradotta in varie lingue: propone la storia di Dolly Morton, la figlia di un pasticciere di Chicago, che incontra e nasconde Jim Fremlin, un gangster ferito e in fuga. Attratta pericolosamente dal fascino di un’esistenza fuori legge assieme ai suoi familiari coinvolti in quest’avventura, la protagonista torna alla realtà proprio per merito del gangster che finge di utilizzare i suoi ospiti per una difficile missione criminosa e che con questa esperienza li convince a non compromettere una vita onorata. Come critico drammatico ha collaborato ai settimanali “Il Giorno” e “Orizzonti”, al quotidiano “Il Buonsenso”, ai periodici “La Gazzetta delle arti" e "Politeama”. Fra le sue sceneggiature cinematografiche si ricordano “Il romanzo di un giovane povero” (1943), “Mater Dolorosa” (1943), “La Fornarina” (1943-44).


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