La tendenza a ricercare, raccogliere
e ordinare oggetti d’arte ha origini molto antiche,
ma è solo col Rinascimento che ha inizio il collezionismo
come lo si intende ai nostri giorni. La storia dell’arte
ha tratto notevoli benefici da questo amore del raccogliere.
Pensiamo alle cose che, attraverso il tempo , sono giunte
fino a noi e che formano oggetto di studio e di indagine
scientifica. Sin dal Medioevo si erano formate nei “tesori
“ delle chiese pratesi notevoli raccolte di quadri ed
oggetti il cui valore artistico è ancora oggi
facilmente valutabile. Altre opere d’arte costituivano
il corredo di chiese, monasteri, palazzi gentilizi,
la cui dovizia ci è documentata dagli antichi
inventari; preziosi dipinti si raccoglievano nello Spedale
della Misericordia, nella Pia Casa dei Ceppi, nei palazzi
comunali. Naturalmente a queste raccolte non possiamo
attribuire il carattere di collezioni, per cui il più
antico collezionista in senso proprio, per quello che
riguarda Prato, deve essere considerato il cavaliere
Buonamico Buonamici, vissuto nel XVI secolo.
Questo patrizio pratese riunì infatti nel suo
palazzo due ricche raccolte di numismatica e di antichità,
oltre ad una rara biblioteca di scritti storici e geografici
. Egli ebbe un continuatore, nella prima metà
del XVIII secolo, nel suo discendente il canonico
Innocenzio Buonamici, fondatore di quel “Museo Buonamiciano”
ben noto ai maggiori studiosi dell’epoca che si diffusero
ad illustrare i pezzi della importante raccolta. Il
Buonamici ha lasciato una descrizione del suo museo,
dedicata ai nipoti cui lo trasmise in eredità.
Rivelatrice dei molteplici interessi del suo fondatore,
la collezione raccoglieva numerosa e preziosa suppellettile
archeologica, proveniente in buona parte dal sottosuolo
pratese: sculture, bronzi, argenti, vetri, gemme e cammei
di arte greca, etrusca e romana.
Accanto a una cospicua raccolta numismatica di monete
greche, romane e del medio evoerano quadri, stampe,
incisioni, corali miniati; fra i numerosi manoscritti
figuravano anche lettere di Galileo che come è
noto intrattenne una interessante corrispondenza con
la famiglia Buonamici. Nella stessa epoca, varie altre
collezioni, principalmente di carattere archeologico,
si formarono in Prato: spiccavano fra le altre quelle
degli eruditi Conti Casotti e dello studioso
don Giuseppe Bianchini. Alla fine del secolo
si costituiva intanto la pubblica Galleria d’Arte creatasi
con le opere degli enti religiosi soppressi nel 1788
da Pietro Leopoldo di Lorena. Si costituirono varie
raccolte, comprendenti soprattutto opere di artisti
locali contemporanei. Una di queste raccolte ha particolare
importanza storica: quella formata da Cristiano Banti
(1824-1904), pratese di adozione, notevole pittore che
dopo un periodo classicistico partecipò alle
ricerche artistiche dei macchiaioli. Egli fu tra i primissimi
a collezionare opere di quella scuola. Ma Cristiano
Banti fu anche un autentico mecenate: nella sua bella
Villa del Barone, nei pressi di Montemurlo che nel ‘500
apparteneva a quel Baccio Valori comandante insieme
a Filippo Strozzi delle truppe repubblicane contro Cosimo
dei Medici, ospitò alcuni dei maggiori pittori
dell’epoca: Boldini, De Nittis, Fattori, Signorini,
De Tivoli. Ai primi del ‘900 Giuliano Lombardi,
l’avvocato Cipriano Cipriani e Giovanni Querci
sono all’avanguardia nella raccolta delle opere dei
loro contemporanei: Fattori, Lega, Signorini, Bartolena,
Puccini, Cabianca, Cannicci, Spadini, Michetti, Palizzi,
Panerai, Mancini, Abbati, Ciardi, Ciani, Ulvi Liegi,
Borrani, Irolli.
Quella di Giovanni Querci è una figura singolarissima
di collezionista. La sua raccolta, anticipando le più
vigilate collezioni d’oggi, si era formata attraverso
il rapporto diretto con i pittori, che soleva ospitare
frequentemente nella sua villa “Il Quercetino”. Fra
il 1930 e il ’40 è un gruppo di intenditori a
tener viva la passione dell’arte: Nesto Nesti,
Silvio Silvestri, Corrado Bettarini,
Nello Gori, Giuseppe Mazzoni e altri che
si riuniscono al Caffè Bacchino per discutere,
per confidarsi le loro impressioni su questo o quel
pittore ed acquistano o si scambiano tele e tavolette
dipinte. E’ qui che Ottavio Banti, fratello di
Cristiano, aveva collocato numerose opere dell’’800.
Da questi incontri nasce quel particolare clima culturale
e artistico che nel dopoguerra verrà poi alimentato
dall’Associazione “La Crosta” e dalla sia pur breve
ma interessante attività della Galleria “ Il
Pergamo”. "La Crosta“ ebbe sede presso la galleria
d’arte di Nello Ballerini, il cui contributo alla formazione
delle raccolte pratesi, insieme a quello assai notevole
del dinamico preparato e intraprendente Rinaldo Frank
Burattin, pittore e giornalista di facile vena, non
va certo dimenticato. L’associazione per un certo periodo
di tempo è attiva e svolge una importante funzione:
quella di cementare nei suoi aderenti il culto dell’arte,
la passione del raccogliere a seconda del proprio gusto
e della propria tendenza. Ne fanno parte fra gli altri
Luigi Lombardi, il professor Aurelio Angeli,
Silvio Silvestri, l'avvocato Edoardo Fischer,
Marcello Tozzi, Mario Ciabatti, Cipriano
Cipriani, Pietro e Vincenzo Bigagli, Nesto
Nesti, Giovanni e Giuseppe Mazzoni. La Galleria
“Il Pergamo” fu aperta nel 1946 da Corrado Bettarini,
Luigi Lombardi e Alessandro Gatti, in
un locale al piano terreno di Via Mazzini. Nei suoi
pochi anni di vita ospitò mostre di estremo interesse:
si ricordi, ad esempio quella di Lorenzo Viani con circa
cinquanta fra le più belle opere del maestro
viareggino. Corrado Bettarini non era nuovo a questo
genere di attività : può considerarsi,
anzi, uno dei pionieri nel diffondere l’amore per il
dipinto. Già nell’anteguerra aveva allestito
mostre un pò dovunque: al teatro Metastasio,
al Politeama Banchini, alla Stella d’Italia, fino a
quando potè ottenere in uso il salone del Circolo
dei Risorti, dove svolse un’attività pressochè
continuativa, che si può riassumere in un centinaio
di mostre individuali o di gruppo di pittori italiani
dell’800 e del ‘900. Le collezioni d’arte dell’ ‘800
sono andate, in parte, trasformandosi. L’evolversi del
gusto ha avuto una parte notevole in questa metamorfosi
.Tuttavia alcune, importantissime, ne rimangono e testimoniano
la passione e l’intelligenza dei collezionisti di questa
tendenza. Una delle raccolte più omogenee e rappresentative
dell’arte italiana dell’’800 è stata senza dubbio
quella di Silvio Silvestri, collezionista di fine intuizione
e rara sensibilità, che comprendeva opere di
Fattori, Lega, De Tivoli, D’Ancona, Milesi, Puccini,
Borrani, Manaresi, Tito, Nomellini, Sernesi, Banti,
Ludovico Tommasi, Tosi. Questo panorama, sia pure contenuto
e sintetico, delle raccolte artistiche pratesi nel corso
dei secoli, è la necessaria premessa per un esame
più approfondito del collezionismo contemporaneo,
che nella città sede del prestigioso centro per
l'arte contemporanea "Luigi Pecci" ha avuto
ed ha fra i protagonosti Giuliano Gori, ben noto
ormai da tempo in Italia e all'estero per aver raccolto,
prima nella casa cittadina in Sant'Agostino, poi nella
"Fattoria di Celle" a Santomato sulle colline
tra Prato e Pistoia, una collezione di opere degli ultimi
decenni, che nel settore della "Land Art"
ha rilevanza davvero planetaria. |