personaggi La città | personaggi | Sem Benelli, poeta e drammaturgo

Il 18 dicembre 1949, nel castello di Zogli, che negli ultimi tempi della sua esistenza gli era stato rifugio ed eremo, si spegneva il poeta e commediografo pratese Sem Benelli. Autore di una trentina di “pièces” nell’arco di quasi mezzo secolo di fedeltà al teatro, Benelli deve la sua popolarità al “fresco toscano” de “La cena delle Beffe”. La sua produzione, però, varia dai drammi giovanili di carattere sociale come "Lassalle" e "La terra" fino alle commedie d’ambiente “borghese” come "Tignola". Dal “crepuscolismo” (come lo ebbe a definire Emilio Cecchi) del suo primitivo impegno di palcoscenico (vedi "La vita gaia") ai “poemi tragici” del suo irruente affermarsi. Ingiustamente valutato alla stregua di un “minore D’Annunzio”, dopo la serie di successi mietuti con "La maschera di Bruto", "Il Mantellaccio", "Rosmunda" e "La Gorgona", Sem Benelli è stato di recente oggetto di un serio riesame critico. La sua opera, in tempi recenti, è finalmente stata liberata dal pregiudizio del suo presunto e generico “dannunzianesimo”. Grazie , soprattutto, alla maggiore attenzione prestata a opere quali "L’Arzigogolo"," Il Ragno" e "L’Orchidea" che lo qualificano, come afferma Achille Fiocco, “l’anticipatore sottile di certa tragedia moderna, non in versi come egli la cercò, nè sotto panni mediovali, ma in giacchetta e in una prosa aspra, essenziale, parlata: la tragedia dell’io e della vanità umana”.
Personaggio di splendida, anche se disadorna verità è, ad esempio, il topo di biblioteca che con il soprannome di Tignola campeggia nell’omonimo dramma, fra le delusioni delle sue aspirazioni di esteta e i tradimenti della bella Adelaide, prima, e di Enrichetta poi. Ma il grosso pubblico non colse questa più sottile e genuina vena artistica e decretò invece gli onori del trionfo all’endecasillabo benelliano dei poemi storici e soprattutto all’ormai famosa vicenda che rivive ne "La cena delle beffe", ambientata nella Firenze medicea e imperniata sull’atroce vendetta di Giannetto nei confronti di Neri Chiaramantesi. Il dramma, andato in scena all’Argentina di Roma nell’aprile 1909, è stato ripreso da centinaia di compagnie professionistiche e filodrammatiche, con un numero di repliche che forse non trova riscontro nell’ultimo mezzo secolo di teatro italiano. Nato il 10 agosto 1877 a Prato da una famiglia di artigiani, Sem Benelli dovette interrompere giovanissimo gli studi a causa della morte prematura del padre, cercarsi un impiego, provvedere a se stesso e ai bisogni della famiglia. Ma il ragazzo, così presto costretto a misurarsi con le difficoltà della vita, non si arrese agli avversi colpi del destino: continuò a studiare per suo conto, a leggere molto, a cimentarsi nelle prime prove letterarie, finché riuscì ad entrare nella redazione di un giornale. La sua estrazione sociale, i fermenti operai dell’ultimo Ottocento e del primissimo Novecento, l’ansia di giustizia che aveva nel cuore lo spinsero a scrivere i primi drammi che oggi diremmo “impegnati”.
Fu la compagnia Chiantoni-Calabresi-Severi a tenere a battesimo, nel febbraio 1908, al Teatro Paganini di Genova, la pietra miliare del suo teatro, ossia "Tignola". L’anno dopo, con lo strepitoso successo de "La cena delle Beffe", il suo nome si impose all’attenzione del pubblico mondiale. Basti pensare che fra gli interpreti della “Cena” figurano la grande Sarah Bernhardt e quelli non meno prestigiosi dei fratelli Barrymore. Valoroso ufficiale durante la grande guerra, Sem Benelli fu tra i più fervidi fautori dell’impresa fiumana, ma non condivise la famosa “marcia” di Gabriele D’Annunzio, ritirando la sua adesione di fronte a un gesto che minacciava di gettare il Paese in una guerra civile. Deputato nel 1921, ruppe clamorosamente con Mussolini all’ indomani del delitto Matteotti e da allora fu tenuto in sospetto e boicottato. Allo scoppio della seconda guerra mondiale emigrò in Svizzera e rientrò in Italia soltanto dopo la Liberazione, consacrando la sua personale esperienza di nazionalista deluso e amareggiato nelle polemiche pagine di "Schiavitù¨.


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