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Il
nome del pittore Cristiano Banti alla fine degli anni
Cinquanta non era molto conosciuto a Prato, al di
fuori della cerchia di collezionisti e appassionati
d’arte e dei frequentatori di gallerie, come quella
di Nello Ballerini in via Luigi Muzzi, specializzata
in opere dell’800. Eppure Banti era vissuto a lungo
(fino alla morte) nel pratese, nella villa del Barone
a Montemurlo, con frequenti visite in città,
che raggiungeva molte volte a cavallo. Ma dalla sua
scomparsa, avvenuta nel 1904, era trascorso troppo
tempo. Sue opere erano state esposte nel 1935 alla
mostra “L’arte pratese del Settecento e dell’Ottocento”
allestita dal Comune nel Palazzo Pretorio. Vi era
presente un nutrito gruppo fra acquarelli, disegni
e incisioni provenienti dalla raccolta pratese dell’avvocato
Ciro Cecconi. Si deve attendere fino al settembre
1953 per rivedere esposto al pubblico, sempre nel
Palazzo Pretorio, questa volta a cura dell’Associazione
Turistica Pratese, un bel dipinto del Banti. L'occasione
venne fornita dalla mostra intitolata “Pittura dell’800
e del ‘900 nelle collezioni private pratesi”. La retrospettiva
che rese giustizia al pittore, per l’eco avuta anche
al di fuori della nostra città , però,
fu quella organizzata dall’Azienda Autonoma di Turismo
di Prato nel 1965. Vi erano presentate 94 opere, fra
le più significative della sua produzione,
provenienti da alcune prestigiose raccolte pubbliche
(come la Galleria Ricci - Oddi di Piacenza ed il Gabinetto
Disegni e Stampe degli Uffizi) e da collezioni private
di Milano, Torino, Livorno, Ferrara, Prato, Firenze,
e Montecatini Terme.
Cristiano Banti era nato a S.Croce sull’Arno il 4
gennaio 1824 da famiglia facoltosa. Dopo aver studiato
a Siena con Francesco Nenci, seguendo la moda del
tempo, esordì felicemente con un quadro di
soggetto storico, “Galileo dinanzi al tribunale dell’Inquisizione”.
Ben presto viene in contatto con i Macchiaioli e insieme
a Borrani e Signorini inizia una serie di studi ai
quali apportò qualche esperienza di carattere
scientifico, specie con l’uso dello specchio nero
che concentrando la macchia, la rende più limpida
e distinta, esercitando l'occhio alle trasparenze
radiose. I viaggi a Parigi (1861 e ’75) e a Londra
(1879 e ’87), i contatti un tempo quotidiani con i
suoi colleghi fiorentini, niente tolsero alla sua
personalità . Nei soggetti campestri qualche
volta toccò il limite del genere; nella composizione
rimase classicamente ordinato, le sue figure furono
atteggiate sempre in movenze nobilmente decorative.
Amò toni preziosi, preferendo le luci dorate
del tramonto. Così scrisse il Somarè:
“La poesia visiva della luce diffusa, culminante in
un accento solare, si accordava intimamente al sentimento
poetico che la natura e la vita destavano nell’anima
del Banti, altrettanto gentile e aristocratica quanto
popolaresca, ed il patetico aspetto, il carattere
semplice e lussuoso a un tempo delle sue figurazioni,
nasce dall’incontro appunto di quella gentilezza signorile
con questa naturalezza comune”. Nella sua villa del
Barone a Montemurlo ospitava generosamente i colleghi,
che spesso aiutava acquistandone le opere, con le
quali formò una notevole collezione, oggi purtroppo
dispersa. E in questa villa morì il 4 dicembre
1904. Di lui disse giustamente il Cecioni: “ Il suo
nome è tanto lontano dalla celebrità
, quanto è lontano dalla mediocrità
il suo ingegno”.
(Nella foto un particolare del dipinto
a olio su tela "Il ritorno dalla messa"
- 1865 ca.- Capolavoro che appartiene a una collezione
privata)
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