Se
le mura definiscono la città medievale e ne simboleggiano
l’unità, le case che si alzano fino a centoventi
braccia ( circa 70 metri ), le cosiddette case-torri,
simboleggiano la potenza dei privati che sembrano sfidare
proprio tale unità. Nel duecento, tra la prima
e la seconda cerchia di mura, sorgono a Prato sessanta
edifici di questo tipo. Le case-torri erano abitazioni
larghe dieci, dodici braccia e, come dice il Villani
per Firenze, alte fino a centoventi braccia . Al piano
terreno c'era la bottega o il fondaco, ai piani superiori
due o tre ambienti per piano: le sale, la cucina (in
alto, per evitare che il fumo si diffondesse in tutti
gli ambienti), i solai (che spesso interessavano solo
una parte della pianta della casa). All'esterno, i piani
intermedi erano generalmente scanditi da architravi
in pietra o da archi di mattoni. I tetti erano a capanna
o a padiglione, avevano struttura lignea e terminavano
nell'aggetto di gronda, affidato a mensole o travicelli.
Sulle pareti, fori con tegole sporgenti indicavano i
canali di scolo. Le finestre monofore (talvolta bifore
o trifore) solo di rado avevano vetri, più frequentemente
tele cerate. I materiali impiegati erano la pietra,
raramente il marmo, il mattone cotto, la calcina, il
legno e il ferro.
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