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Teatro MetastasioNel 1685 era stato inaugurato lo “stanzone delle commedie” progettato dall'architetto Ferdinando Tacca e ricavato in una zona dell'edificio sede dei magistrati del Comune, con la gestione dall'aristocratica "Accademia dei Semplici". Esso, però, risultava insufficiente e, già all'inizio dell'Ottocento, si era sentita, soprattutto da parte del ceto medio rappresentato dall’"Accademia degli Infecondi”, l'esigenza di avere un teatro più grande. Il progetto fu affidato all'architetto Giuseppe Valentini che ne fece addirittura due: entrambi, però, non piacquero. Nel 1826 veniva fatta al Granduca Leopoldo domanda da parte di una società di azionisti che in seguito si chiamò "Accademia del Teatro”, per ottenere il permesso di costruire appunto un teatro, essendo stato reperito un terreno adatto in via Cairoli, dove sorgeva uno dei palazzi della famiglia Martini. Questa volta il progetto fu affidato all'architetto fiorentino Luigi Cambray Digny e il "teatro civico di Prato" fu costruito e inaugurato l'8 settembre 1830 con un'opera di Rossini, “Aureliano in Palmira” e una di Nicola Vaccai, "Giulietta e Romeo". Teatro Metastasio
Il 27 dicembre 1830 i soci accademici davano nome al locale che poteva vantare il patrocinio del Granduca. Lo spazio venne intitolato 'Imperiale e Regio Teatro Metastasio di Prato" e, all'inizio del 1831, ne fu approvato il regolamento. Il teatro fu gestito dagli accademici fino al 1939, anno in cui fu donato al Comune che nel 1956 lo chiudeva per restituirlo, restaurato, ai cittadini nel 1964. Di ispirazione neoclassica, l'edificio ha una originale forma semicilindrica a cui corrisponde, all'interno, la forma a ferro di cavallo della sala degli spettacoli. L'utilizzazione del semicerchio è, all'esterno, evidenziata dalla purezza e dalla semplicità dei moduli architettonici. La sala degli spettacoli è caratterizzata da quattro ordini di palchi, unificati da colonne corinzie che si innalzano continue per tre ordini e, dopo una balaustra, terminano con colonnette scanalate che scandiscono il quarto ordine di palchi. Gli stucchi che ornano la sala sono opera di Luigi Catani su disegno dello stesso architetto. Volta, parapetti dei palchi e sipario furono decorati da Antonio Marini.
Nel 1867 iniziarono i lavori di restauro, sotto la direzione dell'ingegnere Telemaco Bonaiuti, lavori che videro il rivestimento marmoreo dello zoccolo alla base della platea e la sostituzione dei lumi ad olio e a cera con rimpianto a gas. In questa occasione si perdono le decorazioni del Marini e vengono messi stucchi dorati un po" dappertutto. Della decorazione del Marini a noi rimane soltanto il bozzetto dell'affresco della volta con Apollo circondato da Muse, Ore e Dee. Nel 1922, su progetto dell'architetto Marcello Piacentini, si ha la sistemazione del loggione. Il restauro operato negli anni Cinquanta ha cercato di mantenere la struttura dell'esterno, della sala degli spettacoli con i palchi, mentre ha modificato l'atrio.
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