Il
complesso, anticamente sede di un monastero, fu venduto
nel 1676 ai Gesuiti affinché vi realizzassero,
grazie al lascito del canonico pratese Francesco Cicognini,
un collegio. Nel 1882, divenuto Convitto Nazionale,
vi compirono gli studi, tra gli altri, Gabriele d'Annunzio
e Curzio Malaparte. Il progetto del gesuita milanese
Giovan Battista Origoni, che segue i modelli dei grandi
istituti lombardi, fu parzialmente modificato in epoche
successive. L'atrio e il portale monumentale furono
commissionati nel 1793, dopo la laicizzazione del collegio
operata dal granduca Pietro Leopoldo, all'architetto
pratese Giuseppe Valentini (1752-1833), interprete principale
a Prato del programma granducale di riforme. Tra gli
ambienti più belli all'interno del Collegio figurano
la settecentesca cappella dei collegiali e il Refettorio
affrescato (1753). I dipinti di storie sacre sulle pareti
sono opera del pratese Giacinto Fabbroni (1712-1783);
la volta fu ridecorata nella seconda metà dell'Ottocento.
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